Credevo che gli apparecchi acustici fossero un po’ come gli occhiali: appena indossati si risolvesse il “problema”. NON È COSÌ!

Appena ho indossato gli apparecchi acustici per la prima volta mi si è aperto un mondo di suoni che nemmeno ricordavo esistessero (non sono nato sordo, lo sono diventato).
Un po’ come se in una stanza buia avessero aperto gli scuri per fare entrare la luce. Mi sono ritrovato ABBAGLIATO, FRASTORNATO, quasi VIOLENTATO dall’intensità e varietà di informazioni acustiche che c’erano.
Per questo il protesista (il tecnico che si occupa di regolare gli apparecchi acustici) ha:

  • abbassato i volumi ovvero L’INTENSITÀ
  • regolato le FREQUENZE acute, medie e gravi mettendole al minimo (un po’ come la vividezza dei colori, per intenderci)
  • regolato il RUMORE DI FONDO mettendo in primo piano la voce ovvero ha cercato di abbassare le frequenze del traffico e di tutti i suoni che si trovano sopra e sotto la frequenza della voce umana.
  • ha detto che ci saremmo visti tra una settimana per sistemare “i volumi”.

BENE! ora ero come tutti gli altri e finalmente potevo capire tutti e tutto.
Così prendo la metropolitana per tornare a casa e…

STAVO PER IMAZZIRE!!! La testa vibrava con tutto quel rumore sferragliante, le persone che parlavano sembrava che mi urlassero direttamente dentro la calotta cranica e il martello dei tacchi sul marmo era come una perfida tortura giapponese.
Mi chiedo come mai se per gli occhi esistono le palpebre non abbiano inventato le palpebre per gli orecchie per difenderci dai rumori molesti… e io purtroppo ero sprovvisto di palpebre auricolari.

Così, mogio mogio, mi tolgo gli apparecchi acustici e li metto nella loro bella scatolina per rifugiarmi nel tepore dell’ovattamento accogliente e conosciuto.
Mamma mia, che roba pazzesca! Ma tu come fai a sentire in questo modo senza impazzire?

Eh, sì. questa è l’esperienza di ogni sordo che indossa le protesi (non mi piace chiamarle protesi, ma è ciò che sono) per la prima volta.
In effetti il protesista (e non “apparecchista” e in effetti si chiamano proprio protesi perchè lui è un protesista che sistema le protesi e non gli apparecchi altrimenti si sarebbe chiamato… ok, basta, hai capito!) aveva detto di iniziare a indossarle GRADUALMENTE. Ovvio che non l’ho ascoltato e non perchè sono sordo!

il giorno stesso ho iniziato a indossarle per capire la VOCE!
AH, che bella fregatura!!!
Sì, la voce la sentivo ma NON LA CAPIVO! e c’è una bella differenza tra SENTIRE E CAPIRE.

“..AO MA..O, ..ME ..AI?” ecco quello che sentivo
“CIAO MAURO, COME STAI?” Mi chiedeva in realtà la mia amica incontrata per caso.
ovviamente la mia risposta fu “EH?”. con la quale mi guadagnai un’occhiataccia da 100 punti. In effetti non avevo ancora attivato la modalità “VISTA”. Non ero ancora esperto ma lo sarei diventato presto. Un po’ come imparare a nuotare quando di peso ti buttano in mare: o impari o affoghi.

L’azione combinata di VISTA ovvero LETTURA LABIALE E UDITO è davvero incredibile. Ancora adesso mi sfuggono molte parole ma si può desumerle dal contesto e capire gran parte delle parole che la persona dice. Anche il rumore di fondo è… più “a fondo” perchè il cervello in qualche modo ha imparato a “non ascoltarlo” e gli apparecchi acustici fanno il loro sporco lavoro di tagliarlo…

IN DEFINITIVA

GLI APPARECCHI ACUSTICI, LE PROTESI ACUSTICHE, AIUTANO MOLTISSIMO a SENTIRE I SUONI E LA VOCE e le consiglio vivamente.

Altro paio di maniche è dare significato a questi suoni e alle parole ma…
tutto è possibile se si ha coraggio e determinazione.